Filippo Juvarra

(1678 - 1736)

 
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Bibliografia

Juvarra fu, nella sua prima giovinezza, allievo a Roma di Carlo Fontana. La commissione da parte di Vittorio Amedeo II di Savoia lo spinsero a Torino.

La sua formazione barocca non gli impedì di spaziare sull'intera architettura italiana, secondo l'atteggiamento che non può essere dissociato dall'intellettualismo di stampo illuminista delle accademie.

La particolarità del periodo è proprio questa vasta disponibilità di repertorio e si misura l'abilità di un artista attraverso la sua capacità di ripresa, analisi e rielaborazione.

Juvarra dimostra di essere capacissimo di fondere con innovazione in classicismo antico e rinascimentale, il barocco e le nuove tendenze, «plasmando i suoi modelli in senso moderno e suggestivo, sul filo di una razionalità e sensibilità propriamente settecentesche» (Bertelli).

Anche grazie a Juvarra Torino diventa una "capitale europea", dove le teorie illuministiche trovano riscontro nell'assolutismo illuminato di Vittorio Amedeo II: non solo

progettò chiese e residenze reali (Palazzo Stupinigi), ma si occupò anche della riorganizzazione dei quartieri periferici. Lavorò sullo "spazio urbano", seguendo i criteri di spartimento della pianta torinese creando nuovi "punti focali". Un esempio è il Palazzo Madama che rinnova e allo stesso tempo mantiene la fisionomia di Piazza Castello; oppure la Basilica di Superga che, posta sulla collina, alza il campo visivo della città.

L'intero complesso del Palazzo Madama. Facciata di Filippo Juvarra

r.viglianti@email.it

 

Facciata e Scalone del Palazzo Madama - Filippo Juvarra

(opera di restauro dell'antico castello in Piazza Castello)

Nonostante la facciata di Versailles fosse enormemente più grande di quella del Palazzo Madama, Juvarra se ne ispirò, prendendo spunto anche da Palazzo Barberini a Roma.

La facciata è divisa in tre ordini: in basso l'architetto pone un alto basamento a bugnato piatto, conferisce unità alla parete utilizzando colonne con capitelli di ordine corinzio e infine una spessa trabeazione che sorregge la balaustra.

L'ingresso è sottolineato con l'aggetto delle colonne e le lesene in basso.

Il linguaggio è chiaramente classicheggiante per gli elementi e la simmetria, ma lo stile è settecentesco per le grandi finestre che consentono l'illuminazione dello scalone interno e per la balaustra che riprende uno stile già barocco.

Dietro la facciata Juvarra pone da solo, sotto l'alta volta, lo scalone che sembra precisare la sensibilità dell'artista: uno spazio teatrale, scenografico, calibrato, preciso; plasmato dalla luce grazie alle eleganti decorazioni in stucco che sono «intimamente legate all'architettura» (Briganti).

Dietro la serietà della facciata, si nasconde quella armonia che sembra essere l'ultimo respiro dell'ormai vecchio Barocco.

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